La Terza Italia del Terzo Settore ma di Prima classe

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Vincenzo Spadafora è prima di tutto un amico e poi il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Lo dico, perché sono piuttosto di parte.

Intendiamoci, l’ho conosciuto prima come Garante e poi è diventato un buon amico, personale e di S4C. Anzi, prima di S4C e poi personale.

Insomma, il giudizio sulla persona si sovrappone a quello istituzionale e viceversa.

Detto questo, confesso che ho letto il suo libro (che presenta stasera a Roma, all’Auditorium della Conciliazione) con un misto di curiosità e scetticismo. Lo vedevo troppo sorridente in copertina. Mi sono chiesto cosa avesse sempre da ridere e sorridere in tutte le foto che vedo in giro sui social network… Sarà diverso dagli altri? Sa qualcosa che non sappiamo? Ci prende in giro?

Ho letto e ho semplicemente capito: è “solo” una persona perbene. Tutto (apparentemente) qui.

Una persona perbene fa quello che sente si debba fare in un dato momento della vita, senza farlo pesare, senza sgomitare e senza musi lunghi. Lo fa e basta. Magari si sente dare del “fesso” perché fa volontariato, perché “lavora gratis”, perché presta parte del proprio tempo per trovare soluzioni a problemi non risolti da chi invece dovrebbe farlo “per dovere istituzionale superiore”.

Una persona perbene sa che è più facile combattere per dei valori piuttosto che esserne all’altezza.

Una persona perbene lo fa e – magari – lo dice, perché è importante dare l’esempio e dimostrare che si può fare, che si può essere persone perbene senza sentirsi in colpa. E una persona perbene – se ricopre un ruolo di peso – si può anche permettere di aiutare chi racconta piccole storie come noi, perché sa che è importante raccontare storie e formare ragazzi, bambini, adolescenti. Uno così sa che la vera e duratura rivoluzione sociale comincia dall’educazione.

Pensavo tutto questo leggendo il suo libro e vedendo e rivedendo la copertina in cui sorrideva.

E ho capito che non parlava solo di lui ma di tutti noi. Di quelli del cosiddetto Terzo Settore, che molti considerano terza classe. Quella dei “fessi” naif. Quelli che esistono, resistono resistono resistono cercando di fare qualcosa con quel poco che sanno fare.

Ho cominciato a sorridere anch’io

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